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Visualizzazione dei post da Settembre, 2011

Lettera dal disonore biondo: 1) Stile

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Cari miei scrittori strasfissiati collo stile personale, ma non avete letto l'Ulisse, dove James Joyce strapazza con una cattiveria senza precedenti tutti i bamboli, tutti gli stili degli scrittori, ne fa a pezzi uno-due a capitolo, e poi tutti tutt'insieme col fluido interiore?
Non capite che uno può svegliarsi la mattina e vestirsi di punk e la sera uscire al mond ano con il frac come Groucho Marx?
Non capite che Nessuna Scrittura può tradurvi? E tradurreniente? tanto meno la vita. Anzi, è proprio la fissità ad uno stile, il suo essere corazza armata della convenzione identitaria (ad appuntamento), la sua rarefazione in un formato retorico: è proprio tutto questo ad assomigliare alla morte.

Possibile che vi devo aprire gli occhi io? Uno sfrattato delle lettere? Un fagiolo? Un michelaccio?







Comizi d'Amore

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"Comizi d'Amore(il nuovo giocattolino di Santoro, ndr)è un po' la proiezione del Fatto Quotidiano dalle edicole alla televisione"                                                                        (Marco Travaglio da Fazio, in una trasmissione meteorologica
 Ma scusate tanto, signori Travaglio Santoro Ruotolo e via, se questo Comizi d'Amore sarà la bella copia in piattaforma rotante internet-tv del Fatto quotidiano, giornale fascio-populista-forcaiolo, perché impadronirsi, per stravolgerlo, del titolo della storica indagine di Pier Paolo Pasolini che proprio il bieco populismo post-fascista italiota voleva denunciare? Parleranno di sé stessi? dei lor corbelli? La questione sembra soprattutto essere Ci fanno o Ci sono? La risposta è che un po' Ci sono (perché sennò non si spiegherebbe tanto impiego), parecchio Ci fanno.
Comizi d'Amore è l'ennesimo copioso fuoco d'artificio del sistema editoriale per continuare a tenere alto il tasso di tossici…

Interviste: impossibili

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Un genere che abolirei è l'intervista agli artisti. Quando si intervista un artista, si dovrebbe parlare della pianta dei suoi piedi, del suo mal di gola, le secrezioni puerperali, se le sue galline danno qualche uova per il fabbisogno o solo merda da raschiare.
Un artista serio si sottrae per sua natura, si scamicia come d'un presentimento, si salva d'istinto dal pericolo  di quelle bisettrici secanti che di solito impastano un'intervista... specie e soprattutto di quel tipo di intervista che tende a definire, o dare una definizione,  suii suoi libri, o i suoi quadri, le sue sculture.
L'artista serio rifugge dalle idee forti, si lascia morire assieme alla sua opera nel fumo denso. Nel dolce dimenticatoio. Tratta il volume dei suoi affari artistici come un un cencio, altro che come figli, come dice lo Sprovveduto Intervistatore. Quando un artista cava dalla matassa irrazionale, da quella palla calda di bucato, un racconto o un poema, il piacere è nel mentre si fa, …

mentre aspettiamo curiosità...

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Ognuno deve fare lo suo.
Io lo mio.
Tu lo mio, e lo tuo.
Perché io lo mio l'ho fatto... così... così...
(gesti, larghi)
E non m'arrischierei a dicere che domani lo mio lo farei meglio di quello che feci oggidì
Tu, lo sai, lo tuo è difficile, ma che ti costa a te, gonfio di carburante come sei,
fare un po' di straordinario?
L'arma cavicchia della persuasione cosa non pole?
Il pastore girava il freno col piede destro
pensava, pastore, pastor fido mio chi farà mai lo mio se tocca propria a me lo mio?
qua la cavatura...
la fregatura, vorrai dire, scioperato battifiacca
io guadagno a mio modo
certo sull'ernie altrui
sulle mie, di ernie al disco
dove hai il disco?
nel gira-ernie
bugiardo perditempo!
caro il mio pastor fido io il mio tempo lo guadagno!
e dove?
lo guadagno, brutto grugno... lo guadagno... a lungo andare, suli giorni che mai viverò
ah! nei confronti del camposanto
in un certo senso
io mi vergogno, fossi in te, a non far nulla che scaldar sedili di panca e o…

L'uomo individuale e il suo (ar)cano dolore

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Ma non è che nel Novecento 'i scrittori hanno frignato come bambini quando nell'Ottocento c'aveano le palle più dure?
Se penso alla vita del mio amato Dostoevskij, che s'è visto ammazzare il padre da un branco di scimmioni uccisori con tutte le ragioni di assassinarlo, che è salito sul patibolo per essere giustiziato invece era un candid camera macchinata dallo zar, che è stato mandato ai lavori forzati in Siberia, che ha visto morire mogli, figli e figlie fratello e figli del fratello, che ha avuto il demone del gioco e della miseria, della penna come del genio... quest'uomo avrà scritto qualche ottava per uscire di carcere, ma davanti alla sua sofferenza piena non ha fiatato, ed ha scritto quello che ha scritto senza cacciare lacrime. 
Céline non la finiva più per qualche povero curato gratis e per un po' di esilio sul ghiaccio... 
E  Pasolini? E Sartre? Almeno Lorca è stato fucilato, qualche recriminazione è legittima... Pound? 
Vogliamo paragonare la vitaccia d…

I salotti buoni e altre cronache culinarie

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Gilles Deleuze rideva dell'obeso iperculturale Umberto Eco che, interrogato, in qualsiasi momento, sarebbe in grado di recitarci tutta la Storia di Roma. 
Perché questo è l'obesismo culturale, uno che non sa niente.
Quanti autori, quanti filosofi, quanti scenari personali, si possono davvero attraversare  (per farsi inculare, ovvio) in una vita? 
Per me solo l'attraversamento e lo svuotamento sono cultura, 
e quindi non sono Cultura.

Rinnovo palinsesti internet 2011-2012

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Alla Nazione Indiana va dato il merito d'aver preso soldamente il toro per le corna, senza la cui ratta soppressione oggi tali indiani non potrebbero dormire su sette guancialini d'alloro, quella  pianta crespa et ornativa che unge di tanto lustro chi fa il dottore. 
I fatti sono noti ai no(t)i. 
Stecchiti ovvero spremuti al muro come sigarette o gechi arrampicatori i pochi malfidati che a casa loro commentavano senza giacere perpendicolari sotto il loro tetragono opinionismo (questi malfidati sono figuri da compatire pure lori, però, ché perdevano un mare di tempo dietro a un mare di  pantomime e cianciate straripato dentro un porticciuolo per barchette di carta straccia), oggi, quindi, scuoiati i malfidati, gli impresari, gli allenatori e i famigli della nazionale indiana possono godersi prima di tutto la primizia, e in subordine la zuccherosa licenza di produrre impunemente i loro scialbi e piatti contenuti senza alcun timore d'essere beffati (anche se, le beffe, in quel …

La realtà è tutta una grande enorme colossale (hilaro)tragedia

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"Scrivere è una cosa ignobile, l'importante è scribacchiare" (come diceva Giorgio Manganelli), allora, più alla modesta, mi piacerebbe che fosse per (ag)giunta pure: "chi va collo scriba impara a scribacchiare", ma non sarebbe vero:
1) perché gli scriba sono tutti morti, al massimo trovi qualche amanuense o sciemano fumato
2) perché per diventare scribacchini bisogna solo fare l'opposto di quello che fanno gli scrittori, ma non conviene questo è
3) chi non va collo scrittore impara a scrivere - o scribacchiare, o a stirare i colletti della camicia
4)...
5) la scribacchiatura non è affar di stato: nel senso di Stato e nel senso di stato e pure nel senso che non è una cosa deterrente determinante che può (ma dovrebbe) interessare tutti come un affare di Stato.
Il fatto è signori e signore belli e belle che se di scrittorini e scrittorucoli e pennaioli ce ne son tanti in mezzo agli scrittori; una volta che uno è uno scribacchino, INVECE, non esiste più una sottocate…

Tutti mi chiamano Alè

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Se avessi un orto o un orticello, e non è detto che non lo abbia da qualche parte, potrei finalmente scaricare su quel campo e su quelle crepe di pietra le mie frustrazioni e impotenze menando la zappa con una forza in me latente, oppure potrei lasciare il campo correre e farlo languire incolto come un latifondo per secoli dei secoli e non ammodernarlo mai. Né fargli fare progressi scolastici. Potrei trattare il campicello come un'interiorità- e urinarci addosso per fare una pozza bagnata; un chiaro di luna me lo impedirebbe? macché. Molti sono persuasi che un orto possa essere equiparato ad un foglio di carta e una zappa alla piuma per scrivere. Arare un foglio. Scrivere un campo. Mettere le radici in un foglio, i fogli terrosi dei radicali. E' quello che fanno i lettero-scrittori d'oggi. 


Invece ieri sera sono andato al cinema, un cineforum come sempre, che dava un film, manco a dirlo, fuori serie, che si è terminato con un suicidio schiantato in cortile che m'aspetta…

Il pozzo degli egoismi

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Si fa un gran bel dire che la società è egoista e che il tronfio egoismo trionfa sulla tavola degli italiani (o dei cecoslovacchi, degli sloveni, degli asburgici). In realtà, l'egoismo è un lusso che nessuno può permettersi: che rima con Libertà pura. Assaporando le parole dei bambini, di queste loro paroline frammischiate al caso, oltre che a caso, che mi menano in brodo il cervello... assaporare così le parole dei poeti, l'Arte sembra poter cavare al linguaggio le sue mutande sudicie e sbatterle in faccia al mondo. 
L'Arte, nella sua ingenerosità, ha delle legittime qualifiche d'egoismo... ma il cittadino, seppure squallido e misero evasore fiscale, che egoista potrà essere? dovrà sempre fare i conti col proprio traffico sociale, e insistere sulle precedenze e gli stoppimano pur di racimolare qualche milione s pulito. 
Continuando su questo circolo polare vizioso, grande simpatia dovremmo una volta tanto accordare agli uccisori, quelli che hanno fatto dell'arte del…

Tra schiavi e cannoni pesanti...

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Sinceramente, non m'è mai riuscito di capire che cosa avessero di grande le prime poesie di Rimbaud... che han fatto trasalire un poeta della stazza di Paul Verlaine.
Una stagione all'inferno e le Illuminazioni, invece, sono il vero monumento di Rimbaud... dove c'è di più. Eppure, se si deve scrivere di Rimbaud, dalle poesie non si stacca mai nessuno, e per far quadrare il numero di cartelle, preferiscono sacrificare i poemetti piuttosto che omettere di parlare di quei versacci decisamente goffi e buttati alla grezza... Gli uomini di Cultura a me non riuscirà mai di capirli. 

Lettura

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Spessissimo, ma proprio spessissimo, nella lettura delle pagine che gli scrittori ci lasciano, e quindi negli scrittori stessi, noi cerchiamo nient'altro che un compagno, un complice delle colpe universali più schifose e viscide di cui, nel pensiero o nei fatti, ci siamo macchiati e che loro confessano lì, in quell'esorcismo che è la scrittura, in un modo o nell'altro. In questo, l'Arte è un appuntamento tra noi miseri colpevoli, una riunione di peccatori anonimi attorno ai nostri umani peccati: l'Arte è un sacrificio artificiale consolatorio. Più o meno. Meno perentoriamente, però.

Casa d'appuntamenti eremitici

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L'estetica non è che una matriosca dove nascondere la bestialità della vita.
Qualcuno disse al di là del grande mare oceanico che la poesia era una città. La poesia figuratevi se è una città. Allora potrebbe essere anche un cane, o l'inferno, o una coperta.
Bella l'idea di Alain Robbe-Grillet di sfuggire dagli antropomorfismi: l'idea è bella, la sua mise en page è un dito nell'occhio... dall'uomo non si scappa, nevvero?
Finora la mia vena anacoretica è stata fiaccata dal bisogno di femmine fresche o abbrutite, fa lo stesso.
Un buon asceta dovrebbe stare senza lazi che lo ritirino nel recinto dove è ammucchiato l'informe branco ominide almeno per cinque mesi, altrimenti è un dilettante: facesse lo sciopero della fame per il diritto alla dose di cianuro quotidiano.
Se Robbe-Grillet avesse fatto un po' di sano eremitaggio oggi non avrebbe appesantito colle sue escrescenze scritte la Biblioteca Babelica del Mondo nuovo .
Nessuno spirito di buon sugo può p…

Il poeta Anna Achmatova

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E' risaputo che Anna Achmatova non amasse essere chiamata poetessa, ma preferisse la pronuncia al maschile: poeta.
Questa notiziola, spesso seminata dai biografi come un surplus ornamentale alla secca registrazione dei fatti, è preziosa: non perché il sottoscritto sia maschilista, o avversi il movimento femminista, ma perché attesta che la Achmatova detesta(va) che una qualsiasi lotta politica potesse avere a che spartir qualcosa colla Poesia e con l'Arte, anche solo lontanamente. Non fa quindi poi nemmeno molto stupore scoprire che per amore della Poesia, negli anni seguenti la Seconda Guerra Mondiale, fosse stata emarginata e perseguitata dagli scrittori baciapile di Stalin coll'accusa infamante di essere disimpegnata politicamente
Anche oggi il disimpegno politico di alcuni ingenera scabrose paturnie nei benpensanti autori della Nazione, che, per mancanza di talento e per l'abbondanza di sciacquoni pubblici, cercarono un posto dignitoso all'ufficio di collocamen…

I diritti d'autore sono una cosa seria da ogni angolo li guardi

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Dopo le ultime esterne incarnazioni di Silvio Berlusconi sull'Italia di m, e l'intendimento di voler partire da questo paese di m, mi domando se il Presidente non volesse dirci che gli hanno comprato il biglietto solo andata per la Russia di Putin dove andrà a spendere i diritti d'autore maturati colle traduzioni delle sue opere in cirillico, come Céline qualche anno fa; insomma non è che stiamo nella fase avanzata del ripiegamento strategico...

Riflessioni confuse sul vero Debito pubblico

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Se il misantropo restasse solo al mondo non potrebbe che soffrire le pene dell'inferno. Non esisterebbe più il misantropo.


Una volta Edoardo Sanguineti disse che tutti concorriamo alla realizzazione delle Opere Complete del genere umano. Se quel tutti fosse davvero tutti, e quindi non solo i poeti e gli scultori (il che non sarebbe nemmeno sensato), Sanguineti avrebbe ragione: siamo, noi persone, talmente incollate l'una all'altra, che dirsi padrone di qualcosa, ispecialmodo nelle arti, sarebbe come pretendere di vendere i fianchi d'una montagna, o l'aria di Napoli, o la sabbia ai Tuareg.


Non ho però mai sentito gli autori (figuriamoci l'antipaticone arcigno Sanguineti) ringraziare la gente che parla per le loro belle espressioni, (forse il Tommaseo?), che alla fine scrivere è scegliere e sintetizzarle, quelle parole; li si sente soltanto ringraziare un autore morto, o uno vivo: si leccano tra di loro. Come i genitali. 
Marcel Proust, invece, da signore qual era, …

Piero Ciampi

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Le canzoni, le parole, la voce di Piero Ciampi, tutto Piero Ciampi, viene da una zona di mattino, ancora acerbo, che la notte si stacca dal cielo come una lingua, ma non gli dà per adesso il passaggio, è una zona di mattino che non si sa se s'è vivi o s'è morti... Piero Ciampi è un romantico che sconfessa nel suo opposto, per noia, per forza, per flemma, per personaggio, per cattiveria... Piero Ciampi è un ossimoro romantico.