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Visualizzazione dei post da Maggio, 2012

Kundera minore

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Un'altra poesia di Lo Tasso (2)

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A grande richiesta, un'altra poesia-miscuglio di Mario Lo Tasso.
Altre si possono trovare qui.


Paesaggio latino con ombre marine

Oggi ho dato le ripetizioni per amicizia
nonostante queste siano le mie antiche vacanze estive. 
Il bacino idrografico bis, l'equatore, i movimenti tellurici, 
la terra fotografata mentre trema come un materasso idromassaggio,
la tastiera saltata di questo computer sembra un barretta di cioccolata
da cucina...

le ripetizioni per amicizia... il bimbo, tardivo, impaziente
colle dite infilate 
nell'astuccio 
del 
naso
"oh, 'ste dita... cristo... nel naso!"
"eh, e ce l'ho messe, ce l'ho messe..." mi risponde,
riabilitando 
la 
frittata, 

questo ragazzo è sveglio, penso, 
dovrebbe solo mettere le educazioni
la madre dovrebbe mettergli le educazioni
così come io gli metto le ripetizioni...

"hai sentito?" dico
"che è mò professò?"
"la rotella che cadeva per terra... hai sentito?"
"n'ò sentito niente..."

&…

Attenti all'inno

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L'altra sera, durante la finale di Coppa Italia, all'Olimpico, Arisa canticchiava con la sua solita simpatia (a me è simpatica) lo sbilenco e molto inguardabile Inno di Mameli. 
La cantante è stata all'inizio applaudita per via della sua fama, e per la sua risaputa bravura di cantantessa leggera. 
Poi, capito l'inghippo, cioè che avrebbe cantato l'Inno d'Italia e non qualche sua canzone simpatica, la povera malcapitata è stata ingoiata da un'ondata flatulente di fischi fatui. 
Dopo questo sciabordio scialacquato di matrice protestante ortodossa, Schifani si è detto sinceramente sconvolts. 
O' so' sc'onvolt.  


Ora, io mi sono creato un mio mondo e da lì chiacchiero, quindi mi scusassero se dico frenetiche corbellerie, ma non credo che l'Inno di Mameli sia stato snobbato per motivi diremmo nemmeno lontamente politici. 
Credo che dobbiamo rivalutare quelle rozze e stridule rimostranze fonetiche della gente di domenica: esse vogliono semplicemente dir…

Controtendenze, Gianni Celati

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Dopo gli esordi sperimentalisti per lo più raccolti in Parlamenti buffi, Celati medita un rilancio artistico diverso. Passano molti anni, e alla fine, esce nell'85 Narratori delle pianure
Il percorso che porta dai Parlamenti ai Narratori è, in qualche misura, beckettiano.
Il Celati degli esordi infatti si muoveva come Beckett dentro il paradigma di Joyce e dentro quello di Céline, degli innovatori mimetico-linguistici per intenderci, in quella fase storica che si potrebbe sintetizzare per far piacere a chi non ha tempo da perdere in Apoteosi della parola o anche in Apocalittici della parola. 
Su questo rigaggio nasce, per Celati, Le avventure di Guizzardi (anno 1973). Un continuo spettacolo acrobatico-linguistico con esiti umoristici molto divertenti, tutto incentrato attorno al virtuosismo stilistico, all'extra-vagante mentale, al delirio narrativo partorito da un IO scrivente drogato dalle esperienze più estremiste  del novecento letterario d'avanguardia. 

La versione di Zeman

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Domenica scorsa, a Genova, Zeman è tornato in serie A con una squadra di giovanissimi partita per salvarsi... è tornato in serie A dopo il lungo dirottamento epurativo (una purga sportiva) in serie minori che il sistema calcio ha messo in campo, peggio delle sue fameliche tre punte, per punirlo d'avere la lingua troppo lunga. 
Ma il filosofo boemo s'è rialzato ed ora la sua popolarità è raddoppiata. Triplicata. Tanto che si parlava qualche settimana fa di un interessamento dell'Inter... e a tuttoggi resta in piedi l'ipotesi di alcune grosse società, tra cui la violacea Fiorentina.
La popolarità di Zeman che è un personaggio abbastanza letterario, se vogliamo, non può che farmi piacere (meglio non mitografare nessuno, ma alle strette: meglio mitografare Zeman che la famiglia Agnelli), così come mi fa piacere, e gli mando il mio affettuoso bentornato, la sua promozione in serie A col Pescara... 
ciò che conta, però, a dispetto di tutto, è che questo giovane sessantacinquenn…

Il Fatto Quotidiano sa tantissime cose sulla strage di Brindisi che manco vi potete immaginare

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Ieri, a poche ore dalla strage di Brindisi, vengo a leggere questo articolo (sotto) di Enzo Di Frenna sul sito del Fatto Quotidiano.
Il cronista del giornale diretto da Padellaro e Travaglio non presenta al lettore nemmeno uno straccio di prova, non c'è un solo fatto su cui appendere i propri sospetti, basa tutto il suo articolo su alcuni suoi convincimenti personali evidentemente maturati durante tutto l'arco della sua dichiarata esperienza di cronista di giudiziaria... dovrebbe insomma essere cauto, Di Frenna, mite, nelle sue conclusioni, sia perché non ci mostra il data-base, sia perché l'argomento è dei più spinosi, e c'è (sciaguratamente) di mezzo una strage... eppure il cronista va dritto al punto senza fare una piega, e dopo aver scansato agevolmente ogni possibile coinvolgimento di organizzazioni mafiose, dice che "i mandanti sono da cercare in pezzi deviati dei poteri dello Stato, che da anni hanno stretto un patto con le grandi organizzazioni criminali&qu…

Marco Lodoli sulla scuola e la trappola dell'emotività

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Ho una convinzione, forse può apparire un po' antipatica ma non importa, credo di aver analizzato bene in questi anni i nostri adolescenti e di aver individuato il punto dolente. 
Tutto è cominciato a precipitare nel momento in cui qualcuno ha stabilito che l'emotività è l'unico campo in cui si realizza il giovane. Sappiamo bene l'importanza delle ragione del cuore di Pascal, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti e certo non vogliamo che i nostri ragazzi a scuola divengano dei robot: però ho l'impressione che sia stata una debolezza micidiale la rinuncia alla logica, alla razionalità, all'analisi e alla sintesi, all'intelligenza che sa muovere i pezzi sulla scacchiera e le parole nel discorso e i numeri nei quaderni a quadretti.
La cultura è il tentativo di dare una forma e un ordine al caos. Per questo studiamo le tabelline e la sintassi, Aristotele e il sonetto, Dante e Kant e la storia e la chimica e la biologia. Chiunque ama …

Le poesie delLo Tasso

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Le due liriche che seguiranno sono state composte da Mario Lo Tasso, poeta sconosciuto e praticamente inedito (almeno credo: ha finito la vita in Africa molti molti anni fa, dopo aver abbandonato la poesia per l'avventura... non si sa che mansioni ivi svolgesse: pare insegnasse l'educazione tecnica ai bambini autoctoni, e forse - chissà - un po' di poesia...), di cui solo pochi conoscono alcune opere, e ne parlano come poeta vero e proprio. 
Tra questi pochi, io, che l'ho conosciuto quando insegnava in un istituto professionale a Campobasso, Molise. 
Credo che il suo nome sia rimasto impigliato, dopo molte e molte suppliche all'autore stesso che non voleva pubblicare niente, nella rete di miscellanee antologiche di natura e circolazione provinciale, se non addirittura scolastica. Non avendo mai creduto alla costruzione del proprio sé, non ha mai nemmeno creduto d'essere un poeta, o uno sciagurato passionario. Perciò non ha mai spedito rigo a nessuno, aborrendo l&…

LE IDEE HANNO LE GAMBE CORTE, PURTROPPO, quando inverità vi dico che dovrebbero essere solo le persone e la realtà ad averne

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COROLLARIO AL RACCONTO SUL CALCIO, qua.

Sto pensando ad una cosa che non ho mai capito: delle volte in settimana tra i conferenzieri del calcio si creano delle polemiche e le squadre professionistiche fanno a cazzo tti tra di loro, a distanza, tirandosi questi mattoni di polemiche. 
Pur parlando a mezza bocca, tra di loro, e a una bella distanza gli uni dagli altri, gli insulti, come i mattoni, arriveno, in pieno mento... e tutti, anche i più imbecilli, sono capaci di decodificarli.
Quelli punti, i calciatori, si piccano. Ma sul momento, si stanno zitti.  Ora di solito che succede, qual è la routine non scritta?  Che se uno dei criticati alla prima partita prossima utile, fa gol (o fa una parata clamorosa) si sente in diritto di dire la sua platealmente, magari proprio mentre esulta, come sguainando la spada lorda di sangue, facendo capire agli altri che lui c'ha ragione, eh mbè...; come se, se non avesse fatto gol, non avrebbe potuto aver ragione? io insomma non potrei mai dire nient…

Peeling + shampoo (a cosa?)= anche 9 milioni di share televisivo... (cosa ci regaleranno quest'anno Fazio%Saviano?)

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L'opificio letterario Fazio Saviano sta per tornare dopo anni due da Vieni via con me (ma anche no); quest'anno quest'altro si intitola Quello che (non) ho: spero veramente che se anche stavolta fa un elenco, dica almeno che (non) ha una bella scrittura (che dica qualcosa anche lontanamente prossimo, va bene pure succedaneo, all'arte dell'uso della penna). 
A parte che il titolo non mi piace perché odio il verbo avere che invece a Saviano piace, essendo che lui è meritocratico, io sono un demeritocratico realista...non c'azzecchiamo... infatti De André che aveva bel gusto e tatto la parentesi non ce l'aveva messa, nonostante stesse bene di famiglia e i soldi, quindi, gli erano un problema per quell'ambiente. 
Cmq, spero solo due cose per quest'anno nuovo: 1) che non si metta Saviano a dire male di uno della bellezza e freschezza di Sciascia, perché stavolta prometto che se lo fa gli scrivo un post e una mail al giorno dicendo che Maurizio Milani è più…

L'Ulisse di Joyce e la nuova traduzione di Newton Compton

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Non fatevi idee strane che non sono... idee illiberali, o peggio illiberensi, sul mio conto: io sono assolutamente pro, pro rispetto le maxi offerte, pro rispetto alla diversificazione dei prodotti, dei prezzi e via discorrendo, quindi posso andare solo a nozze se per l'attuale legge vigente sul copy right, dal primo gennaio 2012 tutti gli editori si possono sbizzarrire con le opere di Joyce, visto che sono passati gli anni previsti dalla carta (70 dalla morte) per fare il tanaliberatutti editoriale. (Dalla prima edizione a stampa dell'Ulisse sono passati novantanni...). 
Credo sia un bene variegare la proposta, sempre certo che si tenga in gran cale il contenuto speciale di quello che questi editori trasportano... non che glielo debba dire io, ci mancherebbe. 
Ho letto che molte case editrici stanno per muoversi, non solo coll'Ulisse, e non poteva essere altri menti... 


La prima ha iniziato Newton Compton, dando mandato a Enrico Terrinoni con Carlo Bigazzi di ritradurre inte…

Boris e Dinamo hanno stretto amicizia

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"Cos'è il popolo, domandi tu. Bisogna vezzeggiarlo, o non fa invece di più per lui chi, senza pensare a lui, con la stessa bellezza e il contenuto delle proprie opere, lo trascina con sé nell'universalità e, esaltandolo, lo rende eterno?"   (Boris Pasternak)

Landolfi re censore dell'Innominabile di Beckett

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Gogol’ a Roma raggruppa i testi di critica letteraria scritti da Landolfi ed usciti sul «Mondo» di Mario Pannunzio fra il novembre 1953 e il marzo del 1958. 
Il capolista fra questi brani, in ordine temporale, datato 10 novembre 1953, è un breve saggio che vi vado a proporre stasera sul romanzo L'Innominabile di Samuel Beckett, allora da poco uscito in Francia.
E' un pezzo di critica letteraria molto interessante, sia per la bocciatura inappellabile e definitoria che Landolfi appicca sulla giacchetta del buon vecchio Samuel Beckett, sia per alcune idee di carattere più generale di Landolfi stesso sulla letteratura. Le idee letterarie in questione, espresse in special modo nella parte finale del brano, mi sembrano un buon passepartout per capire meglio alcuni punti dell'opera dello scritt ore di Pico, un'opera che fa del gioco continuo (colla vita e colle parole) una cosa seria... Tali idee "fatte in casa", poi, danno palesemente torto (non che ce ne fosse trop…