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Visualizzazione dei post da Settembre, 2013

Da niente a niente

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A: Bisognerebbe scappare.. rifarsi una vita altrove, dal nulla...
B: Eh pare 'na parola. Piacerebbe pure a me... è 'na vita che te lo dico che voglio andarmene, viaggiare... va bene qualsiasi posto, basta che non è qua... ma non è che uno prende così e parte... ci vuole quello che ci vuole e poi le...  A: Ma che vuoi che ci vuole? Tu sei sempre stato un cacacazzo che non ti va bene niente... Con i mezzi di oggi non c'è manco più bisogno delle agenzie, vai su internet effatta. Un clicche e stai all'altro capo del mondo.  B: Per te sempre tutto facile? Ma guarda che sei assurdo, caschi sempre dal pero. Mò secondo te prendi e vai a Cuba? o dall'altra parte del mondo? Ma per favore per favore... non mi fare inquietare co' ste stronzate di prima mattina ché mi fai andare di traverso la colazione...   A: Tutto facile tutto facile... e tu tutto difficile... che ci vuole a andare là alle Haway o a Cuba, o al Polo Nord... che problemi c'hai? i soldi? dici i soldi? mò v…

Kurt Vonnegut

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E' risaputo in tutto il mondo che le migliori letture e le migliori riflessioni sbocciano sulla tavoletta del cesso. Per quanto mi riguarda, oltre al gabinetto, che è, lo ripeto, l'habitat naturale dei filosofi (da cui anche la mia variante personale marina del casotto), c'è un altro luogo foriero per me di ispirazioni, sono i mezzi di trasporto, meglioancora se pubblici (guidare e leggere insieme non lo so fare... so' limitato) - non è un caso che le mie migliori letture e trovate le abbia avute facendo lo yoyò in metropolitana quando scarpinavo da un capo all'altro della città. 
Bei tempi. 
Nell'ultimo periodo, invece, mi tiene compagnia nei miei viaggi corporali uno scrittore americano, Kurt Vonnegut. Mi pare di poter dire che questo narratore ha prevalentemente due facce, una da adolescente coi brufoli e l'immaginario pieno di eroi dei fumetti intergalattici, l'altra da scrittore di razza. Sembra incredibile ma Vonnegut accumula pagine di assoluta fre…

Vendesi abbecedario (praticamente nuovo)

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L'altroieri, saranno state più o meno le 18,00, sono passato per puro caso davanti ad una libreria dell'usato che si trova in un quartiere popolare di mia conoscenza - in realtà manco troppo, di mia conoscenza, se una libreria dell'usato là proprio non ce la sapevo (o faccio finta di non sapere niente per non pagarci sopra le tasse?). 
Sugli scalini esterni del negozio c'erano una decina di persone a parlare e fumare; dentro avevano accomodato per far sedere la gente, qualcuno s'era già seduto e si guardava attorno e aspettava. Noia a palla.
Toh, ho detto, vuoi vedere che qua porca la miseria ci scappa l'ennesima presentazione di libri...
Come un vecchio cane di quartiere mezzo spelacchiato e denutrito (di cultura? evviva la denutrizione allora! evviva la fame nel mondo!) stavo superando al trotto la libreria, ddu palle ste presentazioni di libri pensavo, quando guardando meglio dentro capisco di che si trattava. Povero fesso... povero fesso. Ti vai rincretinendo…

Il gioco delle bottiglie

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Ieri mattina, era proprio ieri mi pare, stavo scrivendo un raccontino veramente brutto per passare il tempo come sempre. Nel raccontino si accennava ad un'usanza che da me è quasi un'eredità cioè "fare le bottiglie", detto più in italiano fare le conserve, invasare i pomodori o la passata per farci il sugo durante l'anno (essendo che la stagione dei pomodori è questa, l'estate... ché d'estate mica si può andare solo al mare).
Scrivi scrivi, scrivi scrivi, mi so' rotto e sono andato in cucina. Siccome non c'era nessuno ho acceso la televisione e a canale 5 davano il tg. E che servizio mi va a trasmettere il tg5 come servizio di alleggermento (a parte che tutti i servizi sono di alleggerimento, essendo intrattenimento)? Un servizio sul fatto che sempre più gli italiani in tempo di crisi sono tornati alle vecchie tradizioni, tra queste ieri parlavano della tradizione di fare le conserve dei pomodori. Il servizio era bruttarello, c'è da dirlo. Però…