SUL PRENDERE LA MOGLIE


Carlo Cecchi e Fulvia Carotenuto nel Lavoro di vivere

Ancora un matrimonio, stavolta di un parente stretto, il Cugino carnale. Sposerà una bella ragazza della Polonia tedesca. Ieri eravamo a casa dei miei zii, suoi genitori, per la consegna del regalo, la “bustarella” con i denari.
Mio padre, ad un certo punto, ha saettato la sua solita spuntata battuta che fa a tutti gli uomini che stanno per prendere moglie: “Ripensaci ché sei ancora in tempo… dai retta a me che ho fatto l'errore tanti anni fa: non ti sposare!”.
Ora, il fatto più simpatico di quando qualcuno dice questa frase ad un futuro maritando è che quel qualcuno – almeno per quanto mi è stato dato di vedere e mio padre ne è un perfetto esempio – è sempre qualcuno che ha più ricevuto che dato nel rapporto matrimoniale, e nel dire così non mi riferisco solo al versante economico (anche!) ma soprattutto a quello umano: di solito quello che dice così è la parte che ha avuto più vantaggi dal matrimonio (ed anche quella che ha elargito più svantaggi all’altra parte). 
Da ciò deduco che o queste persone parlano a vanvera – il che ci sta – oppure che nessuno tra questi voleva essere salvato o meglio nessuno tra questi voleva che qualcuno, men che meno una moglie, gli indicasse una strada di miglioramento, di salvezza, di perfezionamento umano.
Il che ci riallaccia direttamente al calvario del Cristo e alla massima che sento da quando sono piccolo, la quale recita “Chi fa del bene vuole essere ucciso”.


Insomma: non vi sposate. 

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